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Smart working e Zoom, non è tutto oro…

Se sei un lavoratore in “smart working”, dopo mesi di lockdown più o meno pesante, conoscerai benissimo le piattaforme per creare videoconferenze e riunione virtuali. 

Una delle più famose è Zoom, di proprietà di “Zoom Video Communications” che, come i suoi competitor, nell’ultimo anno ha visto un vero boom del fatturato (+369%). Questo è stato possibile grazie all’incredibile numero di clienti di aziende che utilizzano questa piattaforma per il loro “smart working”, circa 467 mila, ognuna delle quali con più di 10 dipendenti.

L’entusiasmo, unito alla necessità di utilizzare strumenti per videoconferenze, ha portato tuttavia a una minore livello di attenzione da parte dei lavoratori causato dall’utilizzo eccessivo di queste piattaforme. 

È quanto emerge dallo studio pubblicato negli ultimi giorni dalla Standford University e che va analizzare proprio queste problematiche, andando a descrivere, quella che viene chiamata “Zoom fatigue”, in 4 punti chiave:

  • eccessiva quantità di contatto visivo prolungato
  • vedere continuamente se stessi
  • la riduzione della mobilità generale
  • carico cognitivo molto più elevato

Se è vero che strumenti come Zoom si sono rilevati fondamentali, a partire dall’ultimo anno lavorativo, è anche necessario porre la lente d’ingrandimento sugli effetti collaterali del loro utilizzo, per evitare che si vadano a calpestare i diritti di base del lavoratore.

fonte: repubblica.it

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